16 Dic La baby gang: tra carenze educative, in famiglia e a scuola, e l’uso dei social. Il punto di vista di una 18enne dei giorni nostri.
Baby Gang: Quando la Violenza Indossa il Volto dell’Innocenza
Hai mai pensato che il pericolo potesse arrivare da un gruppo di ragazzini? Ragazzi poco più che bambini, che agiscono in branco, colpiscono con violenza cieca e si fanno strada con la paura. Le baby gang non sono solo un fenomeno di cronaca, ma una realtà che si sta insinuando sempre più vicino a noi: nei quartieri delle città, nelle scuole, nelle piazze dove ogni giorno viviamo.
Dietro i volti di questi giovanissimi, si nasconde un mondo fatto di rabbia, paura, e di un bisogno costante di approvazione da parte degli altri.
Il termine baby gang si riferisce più precisamente a gruppi di minori che, uniti da un senso di appartenenza e complicità, si dedicano ad attività criminali o antisociali. Il termine è recente, ma il problema non lo è. Tuttavia la sua crescita esponenziale, ha reso il fenomeno, che rischia quasi di diventare una “moda” tra i soggetti più a rischio, un tema caldo. I casi di cronaca, spesso legati a violenze gratuite, furti, vandalismi e aggressioni, hanno sottolineato il carattere emergente e preoccupante di queste bande giovanili.
Dove e come si sviluppano le baby gang?
Il fenomeno si radica prevalentemente in contesti urbani degradati o periferici, dove l’assenza di opportunità educative e sociali si combina con una diffusa carenza di strutture di supporto. Tuttavia, non è raro trovare baby gang anche in zone benestanti, dove si manifesta un diverso tipo di disagio: quello del “malessere nel benessere”, ossia giovani che, pur avendo tutto dal punto di vista economico, si sentono privi di affetto e cercano emozioni forti o un’identità attraverso l’illegalità.
Non sempre si tratta di un’adesione spontanea. In molti casi, i minori entrano in queste bande spinti da contesti familiari difficili, caratterizzati da violenza, abbandono o mancata supervisione. L’assenza di figure genitoriali stabili e il desiderio di appartenenza a un gruppo giocano un ruolo cruciale. Altri invece, attratti dal mito della forza e del dominio, vedono nella baby gang una scorciatoia per ottenere rispetto e riconoscimento.
Gli obiettivi delle baby gang variano tra economici e personali. Economicamente, molte baby gang si finanziano attraverso furti, spaccio di droga e rapine, a livello personale, invece, i membri cercano spesso notorietà, prestigio e un senso di appartenenza che non trovano altrove.
Le vittime sono spesso individui vulnerabili: coetanei, anziani, commercianti o passanti scelti casualmente. I reati includono aggressioni, rapine, bullismo e, in casi estremi, omicidi.
Le Leggi Italiane contro il Fenomeno
Il sistema giuridico italiano cerca di bilanciare la necessità di reprimere il fenomeno con quella di offrire ai minori una possibilità di recupero e reinserimento sociale. Il Codice Penale prevede pene severe per i reati commessi da minori, e la partecipazione ad associazioni per delinquere, anche minorili, è punita con particolare rigore (art. 416 c.p.). Tuttavia, nei casi di minori, prevale l’approccio rieducativo: i Tribunali per i Minorenni adottano spesso misure alternative alla detenzione, come la messa alla prova o l’affidamento a comunità educative.
Nel 2023, in particolare nella data del 7 settembre, il Governo ha previsto l’emanazione di un decreto legge in cui sono previste una serie di misure urgenti finalizzate al contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile. È importante chiarire che il decreto legge in questione è stato successivamente convertito in legge dal Parlamento.
Ecco alcune misure ad applicazione generale (estese a tutto il territorio nazionale):
Sanzioni per i genitori:
- Introduzione dell’obbligo per i genitori di frequentare percorsi di formazione sulla genitorialità, in caso di inadempienze educative o mancato controllo sui figli.
- Facoltà del giudice di avviare procedimenti per la limitazione o decadenza della responsabilità genitoriale se i genitori non collaborano per aiutare il figlio a migliorare il proprio comportamento (artt. 330 e ss. c.c.).
Misure cautelari per i minorenni:
- Possibilità di applicare gli arresti domiciliari e il divieto di frequentazione di luoghi o persone a minorenni considerati pericolosi come misura preventiva, previa valutazione del giudice competente (artt. 273 e ss. c.p.p.).
Obblighi scolastici:
- Rafforzamento delle sanzioni amministrative per i genitori che non assicurano l’adempimento dell’obbligo scolastico dei figli, ai sensi del D.P.R. 22 giugno 2009, n. 122.
Contrasto al bullismo e alla criminalità minorile:
- Obbligo per le scuole di segnalare episodi di bullismo alle autorità competenti (artt. 361 e 362 c.p.).
- Misure di rieducazione e reinserimento sociale per i minorenni responsabili di atti di bullismo, con il coinvolgimento di enti territoriali e associazioni.
Programmi contro la povertà educativa:
- Destinazione di risorse statali per la realizzazione di progetti educativi e culturali in favore delle aree più svantaggiate.
Interventi Sociali per Contrastare le Baby Gang
La repressione, da sola, non basta. È necessario un approccio integrato capace di mettere l’istruzione e il sostegno alle famiglie al primo posto:
- Scuole come Presidio Sociale: Educare al rispetto delle regole e al dialogo, identificando precocemente segnali di disagio.
- Progetti Educativi: creare laboratori e attività che coinvolgano i giovani in attività artistiche, sportive e culturali in grado di stimolare le loro passioni e interessi.
- Sostegno alle Famiglie: programmi di supporto psicologico e finanziario per famiglie a rischio.
- Integrazione Sociale: offrire opportunità di lavoro e formazione per evitare che i giovani si sentano intrappolati in contesti privi di speranza.
- Campagne Mediatiche: contrastare la visibilità positiva delle gang attraverso messaggi positivi sui social.
- Progetti di Mentorato: Affidare ai ragazzi figure di riferimento che possano guidarli e ispirarli.
Il mio parere; cosa fare per contrastare il fenomeno delle baby gang
A mio parere per contrastare il fenomeno delle baby gang, occorre innanzitutto comprenderne a fondo le cause, esplorando il fenomeno da varie prospettive in modo da andare oltre la superficie e individuare soluzioni che non siano solo punitive, ma soprattutto preventive e rieducative. Queste domande devono riguardare sia le influenze esterne (famiglia, scuola, ambiente sociale) sia le dinamiche interne (emozioni, bisogni, desideri). Bisognerebbe cercare di promuovere gruppi di ascolto che permettano ai ragazzi di sentirsi capiti e progetti guidati da personale specializzato in grado di sensibilizzare i più giovani su temi riguardanti la microcriminalità organizzata.
In questo la scuola, il principale ambiente di socializzazione dei giovani, ha sicuramente un ruolo cruciale e se è ben organizzata può contribuire a prevenire comportamenti devianti e offrire alternative positive ai ragazzi a rischio. Al contrario, quando la scuola manca di risorse, di insegnanti competenti e di progetti coinvolgenti e non presta quindi un’attenzione sufficiente agli alunni, può finire per alimentare indirettamente il fenomeno delle baby gang.
Spesso i ragazzi coinvolti nella microcriminalità vivono in un contesto difficile dal punto di vista familiare, economico o affettivo e sono tutti accomunati da una fragilità interiore che li porta a cercare di ottenere riconoscimento all’interno di un gruppo attraverso il compimento di reati, per potersi così presentare come i più forti agli occhi degli altri. In risposta a questi comportamenti sbagliati, molto spesso genitori e insegnanti prediligono interventi punitivi che non migliorano la situazione e alimentano le fragilità e le insicurezze dei ragazzi in questione, che andrebbero invece ascoltati per poi essere rieducati. Detto questo, emerge anche che i provvedimenti giuridici, senza un intervento sociale adeguato, rischiano di essere solo un cerotto su una ferita aperta. Solo investendo nelle persone, nelle famiglie e nella cultura in generale è possibile creare le condizioni per disinnescare il fenomeno alla radice, offrendo ai giovani una strada diversa e più promettente rispetto a quella della violenza. Questa non è solo una questione di sicurezza pubblica; è una battaglia per i valori fondamentali della nostra società, che rischiamo di perdere. Dobbiamo impegnarci a proteggere i nostri giovani e garantire loro un futuro luminoso, in modo da riuscire a ridare a questi ragazzi quel senso di appartenenza e dignità che cercano invano nella criminalità.
Un altro serio problema delle baby gang, riguarda il mondo dei media. L’attenzione mediatica rivolta ai reati commessi dalle baby gang infatti, può paradossalmente amplificare il fenomeno. I giovani coinvolti cercano spesso notorietà e riconoscimento attraverso atti estremi, sapendo che i media potrebbero dar loro quella visibilità che non trovano altrove. Questo meccanismo può trasformare la criminalità giovanile in una “vetrina” per la gang, alimentando una tendenza preoccupante ad incitare e romanticizzare questi reati. Occorre imparare ad usare nel migliore dei modi lo strumento della comunicazione per fermare questa tendenza e per far comprendere ai giovani quali sono le conseguenze negative del coinvolgimento in bande criminali. Per farlo, sarebbe utile cambiare il focus del racconto mediatico, riducendo i dettagli che possano contribuire a creare un “mito” attorno alla baby gang, ponendo invece maggiore attenzione a storie di successo che vedono come protagonisti ragazzi che hanno scelto di cambiare strada, mostrando alternative valide alla criminalità.
Oggi viviamo circondati da social media e da influencer, capaci di persuadere il pubblico, (prettamente giovanile) a fare determinate cose. Per questo motivo, potrebbe essere utile collaborare con influencer, atleti o artisti amati dai giovani per veicolare messaggi di legalità, rispetto e crescita personale.
Inoltre, piattaforme come TikTok, Instagram o YouTube potrebbero monitorare e limitare la diffusione di contenuti che esaltano la violenza o i comportamenti criminali, perchè è prevalentemente su questi social che i profili dei giovani e giovanissimi mostrano quella tendenza preoccupante a romanticizzare questi reati.
Infine, è importantissimo riconoscere il fatto che l’età in cui i ragazzi iniziano a navigare sul web si è abbassata molto negli ultimi anni e continua ad abbassarsi. Per questo motivo, risulta importante introdurre nelle scuole l’educazione mediatica. Inserendo programmi scolastici che insegnino ai giovani a interpretare criticamente i contenuti mediatici, distinguendo realtà e spettacolarizzazione. Per alcuni, l’introduzione dell’educazione mediatica come parte integrante del percorso scolastico, potrebbe significare una rottura con il passato e per questo è necessario un approccio graduale capace di far comprendere che l’educazione mediatica non è un “capriccio” moderno, ma una risposta concreta alle sfide del presente e del futuro.
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